Dalla città alla provincia: la storia di Aurelio Gatti detto Sojaro

Per quanto si imponga di essere obiettivo nello studio delle opere di artisti semisconosciuti, il turista casuale proprio non ce la fa a non esprimere il proprio giudizio personale davanti all’opera del Sojaro, autore sconosciuto ai più vissuto nella seconda metà del Cinquecento: sarà che doveva essere l’argomento della sua tesi magistrale, sarà che semplicemente gli piace, il turista casuale continua a studiarselo, perché certo che le ricerche già sviluppate magistralmente da Cesare Alpini e Luca Guerini vadano approfondite sempre di più.

La chiesa di Santa Maria in Campagna a Torre Pallavicina

Aurelio, o Uriele, figlio di Bernardino e cugino di Gervasio, anche loro detti Sojaro, nasce a Cremona nel 1556 e muove i suoi primi passi nella bottega paterna. Alla morte del genitore, Aurelio, impossibilitato ad imporsi come autore nella città natale a causa dell’ottima concorrenza dei fratelli Campi, è costretto a spostarsi in provincia, dove il suo linguaggio non sempre preciso e non sempre di ottima qualità poteva essere più facilmente apprezzato. E’ appunto in provincia che si conserva la prima opera del nostro, più precisamente nella chiesa di Santa Maria in Campagna a Torre Pallavicina, edificio dalla storia interessante di cui si parlerà prossimamente. Sull’altare maggiore si trova un’Assunzione della Vergine, datata 1580, che ricorda molto il dipinto di analogo soggetto del padre, dove Aurelio mostra di essere ancora molto legato all’insegnamento paterno e al linguaggio cremonese.

La pala dell’Assunta

A partire da questo momento fino allo scadere del secolo, Aurelio sarà attivo principalmente a Crema, Soncino e Romano di Lombardia, oltre che in centri minori come Calcio, Credera, Offanengo e Ricengo: si tratta spesso di committenze importanti, come la decorazione degli altari laterali in Santa Maria della Croce, o di pale d’altare e cappelle di un certo valore, come la Sacra Conversazione con Vincenzo Cerioli in San Giacomo o il Trittico del Crocefisso nella basilica di San Defendente. Specialmente in questi due ultimi lavori, gli storici dell’arte hanno evidenziato la capacità ritrattistica di Aurelio, che in queste occasioni dimentica gli occhi infossati e i visi scarni che spesso sono gli elementi che permettono di riconoscere la sua opera a colpo sicuro.

La Sacra Conversazione con il committente Vincenzo Cerioli nella chiesa di San Giacomo a Soncino

Nel 1601 Aurelio si trasferisce a Piacenza dove realizza la sua ultima opera firmata: si tratta di una Crocifissione con santi destinata alla chiesa di San Sepolcro, dove l’anno dopo sarà seppellito dopo una morte improvvisa.

Concludendo, il turista casuale consiglia caldamente a chi vuole approfondire l’argomento la lettura degli studi di Luca Guerini, facilmente reperibili a questo link; la ricerca non è comunque terminata e chissà se il turista casuale non trovi qualche opera del nostro in qualche chiesina di campagna…

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