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La riscossa dei minori: Aurelio Gatti detto Sojaro.

Come avevo scritto per Francesco Scanzi qualche tempo fa, tutti gli appassionati di arte hanno una cotta per un artista più o meno conosciuto, snobbato alla grande dalla critica che preferisce occuparsi di autori più importanti sotto un profilo storico-artistico. Io sono dell’idea che anche i minori debbano essere studiati, anche perché a volte sono da considerarsi come dei precursori, dei portatori di novità figurative e di altri gusti artistici in terra straniera, come nel caso di Aurelio Gatti, detto Sojaro.

Basilica di Santa Maria della Steccata, Parma. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_della_Steccata

Questo artista prende il nome dal padre, ben più famoso, Bernardino, vissuto nella prima metà del Cinquecento a Cremona, dove ha lasciato diverse opere importanti, come la pala dell’Assunta nel Duomo della città. Aurelio risulta essere nato a Cremona nel 1556 ed il primo documento in cui compare citato risale al 1576, anno successivo alla morte del padre, insieme alle sorelle e alla madre. Aurelio, insieme al cugino Gervasio Gatti, frequenta la bottega paterna; è molto probabile che insieme siano stati presenti presso il cantiere di Santa Maria della Steccata a Parma, dove Bernardino è impegnato fra il 1560 e il 1570, e presso il Duomo della stessa città, collaborando a stretto giro col pittore bresciano Lattanzio Gambara, genero del Romanino. Alla morte del padre però Aurelio è costretto a lasciare la nativa Cremona: lo si trova attivo in centri periferici, dove la sua maniera,che andava a ricalcare in modo ossequioso quella del padre, era apprezzata. Nello stesso periodo, infatti, in città si stanno facendo strada i fratelli Campi che, con il loro linguaggio realista e specialmente espressione di una sintesi fra il modello emiliano ( importato da Bernardino Gatti )  e veneziano ( introdotto da Camillo Boccaccino ), non troveranno concorrenza in città. Soffermandoci solo ai centri più grandi, Aurelio è attivo, più o meno nello stesso periodo, a Crema, Romano di Lombardia e Soncino: le prime due città facevano allora parte della Repubblica di Venezia, mentre l’ultimo centro si trovava nelle propaggini più settentrionali del Ducato di Milano. A Crema, nel 1585, è attivo presso la chiesa di Santa Maria della Croce e cinque anni dopo risulta attivo a Soncino, dove dipinge anche la pala d’altare della Trinità per la pieve di Santa Maria Assunta  e un’altra, ancora conservata su un altare laterale della chiesa di San Giacomo. Più o meno nello stesso biennio, fra 1590 e 1591, Aurelio è anche a Romano, dove lascia il Trittico del Crocifisso, in San Defendente, la pala dell’altare maggiore che rappresenta San Defendente che appare a Tolotto da Stezzano e la pala d’altare Trinità con la Vergine, santa Maria Maddalena e i committenti. L’attività romanese si concluderà quasi a ridosso della partenza per Piacenza, alla fine del secolo, dove Aurelio è impegnato nella realizzazione di una Crocifissione per la chiesa di San Sepolcro e dove risulta morto nel 1601. Ho tralasciato di elencare i lavori nei piccoli centri, come l’Ultima Cena per la pieve di Calcio, o la Trinità per la cascina Cipriana di Cortenuova, ora al Museo Bernareggi di Bergamo, sintomo che il pittore era apprezzato dalla committenza locale non ancora aggiornata ai nuovi gusti che andavano sviluppandosi nelle città più grandi.

Trinità, Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia, Bergamo

Concludendo, se si può utilizzare un frasario da professore di scuola superiore, si può dire che Aurelio è il classico studente dotato ma che non si applica: nelle varie Trinità che ci ha lasciato è facile notare che recupera sempre lo stesso modello, apportando piccole modifiche  a seconda di quanto veniva richiesto dal committente; un altro “sintomo” di pigrizia è esemplificato nel lunettone di San Defendente, dove è rappresentata L’incoronazione della Vergine, copia spudorata del dipinto, conservato nella sala capitolare dell’abbazia di Chiaravalle, realizzato dal padre. Visto questo, perché lo considero interessante? A prescindere dal gusto personale, è stato il primo cremonese a lavorare in terra bergamasca e ad importare il linguaggio figurativo della città già orientata al linguaggio emiliano e romano. Io penso che se non ci fosse stato lui, nel secolo successivo la committenza bergamasca non avrebbe chiamato autori come Gian Giacomo Barbelli, autore di cicli importanti in palazzi cittadini come Palazzo Terzi. Aurelio ha aperto la via e penso che almeno questo gli vada riconosciuto.

Bibliografia.

  • A una chiesa catedral granda sopra la piaza…Le chiese di Romano. Bruno Cassinelli, Antonio Maltempi, Mario Pozzoni, Romano di Lombardia, la Comunità Parrocchiale di Romano, 1975.
  • Pittura a Cremona. Dal Romanico al Settecento, a cura di Mina Gregori, Milano, Cassa di Risparmio delle Province Lombarde,1990, pp. 49-58.
  • Marubbi, Mario (a cura di), Soncino. Catalogo dei dipinti mobili, tele e affreschi staccati dagli edifici pubblici del territorio di Soncino, Soncino, Lions Club, 1990, pp. 88-89, 104-105, 150-151,  246-247.