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Chi sono i committenti?

Ragazzi, sono in piena stagione turistica a Soncino: orde di ragazzini raggiungono la nostra magnifica città murata e noi, animatori culturali della Proloco, siamo pronti a riceverli e a presentare nel migliore dei modi il nostro gioiello della Bassa cremonese. Spesso, durante i miei giri, mi capita di dover spiegare ai visitatori la funzione dei committenti, ossia coloro che chiedevano al pittore di realizzare un dipinto secondo canoni ben precisi e che poi si facevano carico della spesa di esecuzione. Molto spesso questi venivano rappresentati all’interno del quadro, altrettanto spesso in orazione e in passato di dimensioni più piccole rispetto ai partecipanti alle sacre conversazioni.

Vergine in gloria con i santi Giacomo, Francesco e Antonino che presenta Vincenzo Cerioli, Aurelio Gatti, 1590 circa, chiesa di San Giacomo, Soncino, Cremona

Un esempio è sicuramente la tela, conservata nella chiesa di San Giacomo a Soncino, realizzata da Aurelio Gatti nel 1590 circa, che rappresenta la Vergine in gloria con i santi Giacomo, Francesco e Antonino che presenta Vincenzo Cerioli, il committente. Il dipinto, che non rappresenta uno dei capolavori del nostro pittore di origine cremonese, si trova sull’altare laterale dedicato a sant’Antonino e di patronato della famiglia Cerioli, importante famiglia originaria del borgo, a cui appartiene santa Paola Elisabetta Cerioli, fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia. Nelle visite pastorali è trascritto che l’altare era in patronato alla famiglia Cerioli già dal 1576 ed è molto probabile che Vincenzo abbia ragionato con l’autore sulla scelta del soggetto e l’impostazione dello stesso.

La caduta di Cristo sotto la Croce e la Veronica, Grazio Cossali. 1587 circa, chiesa di San Giacomo, Soncino, Cremona

Sempre all’interno della chiesa di San Giacomo, nella prima campata a destra, è collocato uno dei più bei dipinti, secondo me, che si conservano in città: si tratta de La caduta di Cristo sotto la Croce con la Veronica, dipinto dal pittore orceano Grazio Cossali nel 1587 circa. Aguzzando la vista, nel racconto concitato della salita al Calvario di Gesù, si riescono a distinguere, in basso a a destra e inginocchiati e in abiti tardocinquecenteschi, i committenti, un uomo e una donna, probabilmente marito e moglie, ad oggi rimasti sconosciuti. Accanto a loro si trova il loro stemma familiare, anch’esso non identificato. Che si trattasse di una famiglia non originaria della città ma che in questo luogo abbia fatto fortuna?

Quando si pensa alla committenza, spesso si fa riferimento, come nei due casi sopraccitati, a coloro che hanno finanziato la realizzazione di un dipinto, quindi di un bene mobile. Se ci ricordiamo, spesso invece dei privati cittadini possono finanziare anche delle opere in muratura, come avevano fatto i membri della famiglia Cassotti nella chiesa di Santo Spirito a Bergamo. Anche a Soncino delle importanti famiglie locali avevano realizzato delle strutture e destinate alla comunità e ad uso privato: penso ad esempio ai conti Barbò, già feudatari di Pumenengo, che avevano costruito nei pressi di un loro palazzo un ospedale che si prendesse cura non solo dei membri della famiglia ma che fosse aperto anche ai loro sodali. Di questo ospedale non rimane traccia, mentre di Palazzo Azzanelli eccome se abbiamo testimonianza.

Palazzo Azzanelli, Soncino. Fonte: www-prolocosoncino.it

Affacciato sull’attuale via IV Novembre, il palazzo era stato in precedenza proprietà di altre famiglie locali, fino ad essere acquistato dalla famiglia Azzanelli, probabilmente un ramo della stessa casata cremonese, che si era arricchita grazie al commercio dei pannilana. La dimora, realizzata ad imitazione di Palazzo Covi in piazza San Martino, è caratterizzata da una fascia marcapiano in cotto con ghirlande, festoni e putti ed una decorazione trilobata alle finestre, che ricorda la stessa guarnitura dell’Ospedale Maggiore di Milano, oggi sede dell’Università degli Studi. A differenza dell’ospedale dei Barbò, Palazzo Azzanelli era destinato ad ospitare esclusivamente la famiglia ed era un modo evidente per mostrare ai concittadini la fortuna economica di cui disponevano.

Ed oggi esistono ancora i committenti? Per rispondere a questa domanda forse dovremmo soffermarci sul ruolo che l’artista ricopre nella società odierna, argomento su cui tornerò sicuramente.

 

Per approfondire

  • Ceruti, Paolo, Biografia soncinate, 1834 (facilmente reperibile su internet)
  • Maina, Giovan Battista, Marubbi, Mario, Soncino. Catalogo dei dipinti mobili, Lions Club Soncino, Grafiche Rossi, Soresina (CR), 1990, pp. 140-142, 150-151.