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Le storie nascoste dei piccoli borghi di provincia: Fontanella

Molto spesso, quando si passeggia per un centro storico, sia di una città importante o di un piccolo paese, c’è sempre qualche edificio interessante, quell’emergenza architettonica che dà lustro al circondario e che testimonia un passato più o meno grandioso. Molto spesso i palazzi importanti e le chiese magnificenti sono stati realizzati grazie alla committenza dei feudatari locali, che in questo modo volevano ricordare ai cittadini la grandezza del casato. Tutto questo però non vale per Fontanella, piccolo centro della Bassa bergamasca, caratterizzato da una storia singolare. Nel XV secolo, infatti, quando la Bassa e l’intera provincia erano teatro degli scontri fra Guelfi e Ghibellini, il piccolo villaggio di Fontanella ottenne un riconoscimento importante dal duca di Milano: per ringraziare tutti i cittadini della loro fedeltà al Ducato, Filippo Maria Visconti sancì che Fontanella fosse un villaggio autonomo, sotto la diretta dipendenza di Milano. La terra separata di Fontanella non fu più sotto l’ingombrante governo della città di Cremona, che però continuava a governarla dal punto di vista ecclesiastico, poiché il paese era sotto la giurisdizione della pieve di Calcio. Le tasse locali pagate dai cittadini rimanevano sul territorio, senza confluire nelle casse del Ducato.

La facciata della parrocchia di San Cassiano che “sovrasta” la facciata della chiesa dell’Annunciata

Il privilegio di essere terra separata, sancito il 6 febbraio 1413, si manifesta ancora adesso nella mancanza, all’interno del centro storico, di emergenze architettoniche private degne di interesse: ad un occhio profano il piccolo centro può sembrare piuttosto povero, visto che tutti i comuni limitrofi  presentano, come si diceva prima, qualche struttura interessante. In passato Fontanella era molto diversa da com’è adesso: cinta da mura e da un fossato ancora in parte leggibile, presentava due ingressi, posti sulla direttiva est-ovest: quello orientale si trovava proprio all’altezza del campanile della parrocchia di San Cassiano. Tutta l’area del mercato, dove si trovano i portici e dove si trovava la vecchia chiesa di San Rocco era esterna al recinto, così come lo era l’attuale via Roma, la zona produttiva del villaggio.

La ricchezza e il gusto estetico dei fontanellesi più abbienti si manifestano ancora oggi all’interno della parrocchiale dedicata a san Cassiano, che conserva opere di pregio. C’è da considerare che nonostante attualmente il comune di Fontanella sia sotto la provincia di Bergamo, da sempre il borgo ha fatto parte della diocesi di Cremona e molti artisti di scuola cremonese si trovarono a lavorare nella parte più settentrionale del vescovado. La chiesa attuale, costruita nel luogo di un precedente edificio di culto più antico, risale al 1448 ed ha subìto diverse modifiche nel corso dei secoli, tra cui l’allungamento del corpo di fabbrica in facciata fra il 1856 e il 1858, evidente se si osserva la vicina chiesa della Vergine Annunziata, un tempo gestita dai Disciplini.

L’area absidale della parrocchia: proprio in questo luogo si trovava una delle porte d’accesso al borgo

All’interno della chiesa sono tante le opere interessanti: ai lati dell’altare maggiore si trovano le due tele realizzate nel 1600 circa da Giovan Battista Secco, detto Caravaggino, rappresentanti La fuga in Egitto e l’Adorazione dei magi, dietro l’altare il Cristo risorto dipinto all’inizio del XVII secolo da Giovan Battista Trotti detto Malosso. Senza dubbio però il capolavoro conservato nella parrocchiale è l’Ultima Cena dipinta dai fratelli Antonio e Vincenzo Campi fra il 1576 e il 1580. Il dipinto, conservato in una delle cappelle laterali, riprende lo schema compositivo di derivazione nordica, presentando tutti i commensali intorno alla tavola e non frontali rispetto all’osservatore; Gesù è l’unico che rivolge lo sguardo al di là della tela mentre gli Apostoli, che sono appena venuti a conoscenza del tradimento del loro maestro, sono impegnati in un dialogo fatto esclusivamente di gesti. E’ molto interessante notare che i fratelli Campi cercarono di essere molto realistici nella rappresentazione: guardando la tovaglia, sono evidenti le pieghe della stessa, tolta dal cassetto per l’occasione e stesa senza troppi convenevoli sulla tavola. Quante storie si nascondono nelle stradine strette di un borgo di provincia! La prossima volta che si parlerà di Fontanella, sarà per raccontare la vicenda di Benedetto Dina e della presenza ebraica nel villaggio.

Ultima Cena, Antonio e Vincenzo Campi, 1576-1580. Fonte: Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna

Nota

A causa del divieto di uscire per motivi non urgenti, per le fotografie mi sono dovuta arrangiare: ho utilizzato Google Map, ma spero in momenti migliori di ricominciare a muovermi con maggiore sicurezza e senza vincoli!