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L’Ultima Cena di Rivolta d’Adda, un affresco ancora poco conosciuto

Visto che in questi giorni piove tantissimo, purtroppo anche con seri danni a cose e persone, ho avuto tempo di rimettere insieme un po’ del materiale che avevo ricercato per un pezzo scritto l’anno scorso per il periodico annuale I Quaderni della Geradadda, pubblicato dal Credito Cooperativo di Treviglio. Mi piace qualche volta collaborare con loro: è un piccolo spazio dove puoi mettere alla prova le tue capacità scientifiche e puoi parlare di quello che vuoi, basta che abbia a che fare con il territorio oggetto di studio, la Geradadda. Solamente l’anno passato mi è stato “imposto” un tema da seguire, ma se vogliamo era anche una cosa ovvia, visto che il 2015 è stato l’anno dell’Expo milanese.  Visto che il tema dell’esposizione universale era Nutrire il pianeta, era ovvio che anche il filo conduttore dei saggi presenti nel volume fosse il cibo ed io allora mi sono messa a cercare qualcosa che potesse essere attinente e locale.

Basilica di San Sigismondo, esterno, Rivolta d’Adda. Fonte: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LMD80-00813/?view=luoghi&offset=0&hid=3.1075&sort=sort_int

Esiste una chiesa che mantiene ancora le sue fattezze romaniche, nonostante sia stata sottoposta a pesanti restauri all’inizio del Novecento, e che conserva al suo interno affreschi di diverse epoche storiche, fra le quali un’Ultima Cena, diventata soggetto della mia relazione. La chiesa si trova a Rivolta d’Adda, in provincia di Cremona, ed è dedicata alla Vergine e a San Sigismondo. L’edificio, che sorge proprio nel centro del paese, è diviso in tre navate concluse ciascuna da un’abside e i lacerti di affreschi di cui ho detto prima sono riemersi durante i restauri succitati e che non risultano essere stati analizzati in modo approfondito.
L’Ultima Cena si trova nell’abside maggiore ed è stata realizzata con una tecnica doppia: la parte centrale, che è andata perduta, era stata dipinta utilizzando la tecnica a secco e purtroppo non ha resistito al trascorrere del tempo; la seconda tecnica usata è quella ad

affresco, con cui l’ignoto pittore ha rappresentato i commensali e i loro piedi, ancora ben distinguibili.

 

Ultima Cena, basilica di San Sigismondo, Rivolta d’Adda

Purtroppo non è rimasto quasi niente di quello che il pittore aveva posto sulla tavola imbandita; rimane ancora qualche traccia dei calici, dei piatti e delle bacche rossastre che dovevano comporre l’ultimo pasto di Cristo, ma molto rovinata; appena sotto l’affresco è ben visibile la trama muraria dell’abside, con mattoni disposti a spina di pesce. L’autore ha raccontato l’esatto momento in cui viene rivelato da Gesù che uno dei suoi Apostoli lo avrebbe tradito: il messaggio non arriva a tutti i commensali, ma viene recepito, almeno inizialmente, dai santi Pietro e Giovanni, seduti rispettivamente alla destra e alla sinistra di Cristo. Se Pietro si volta verso Giuda, indicato dal tradito e unico a non avere l’aureola, e lo guarda con attenzione, Giovanni si accascia sul tavolo, in preda alla disperazione. Gli altri commensali continuano con il loro banchetto, come se non stia succedendo niente. 
L’autore che ha realizzato questo affresco è ignoto: facendo una comparazione con cicli simili dipinti a cavallo del XIII e XIV secolo in zona, ho pensato che questo sia vissuto alla fine del XIII secolo. Per arrivare ad elaborare questa tesi sono partita dal saggio di  Miklós Boskovits sulla pittura bergamasca duecentesca, dove il professore sostiene che la cultura figurativa del nord Italia in generale, nel XIII secolo, sia interessata da due tendenze: la prima, che si pone cronologicamente nella prima metà del secolo, è caratterizzata da un abbandono del linguaggio bizantino in favore di uno stile più austero e semplice, con riferimenti alla cultura locale. La seconda tendenza vede l’apertura dei linguaggi locali a quello gotico, che comincia a manifestarsi non solo nei cicli pittorici, ma anche nelle miniature. Non mi sembra la sede appropriata per disquisire ulteriormente della prima e della seconda fase individuate dal professore, però nella sua trattazione parlava dei cicli conservati all’interno dell’Aula della Curia a Bergamo, posti all’interno della seconda tendenza.

Aula della Curia, Bergamo, Città Alta

All’interno di questo salone quadrangolare, addossato alla facciata della chiesa di Santa Maria Maggiore in Città Alta, si trova un’Ultima Cena datata insieme ai restanti affreschi da Fabio Scirea fra il 1295 e il 1309 e che può essere presa come punto di partenza per un piccolo confronto con l’affresco di Rivolta. Nella pittura rivoltana è possibile osservare tutti gli Apostoli seduti a fianco di Cristo, al centro della tavolata, mente nell’Aula della Curia Giuda, leggermente più piccolo degli altri personaggi, si trova isolato sul lato opposto del tavolo rispetto agli altri convitati. Nel primo caso, come già detto, Giuda non ha l’aureola, elemento che permette di riconoscerlo subito. Il dinamismo presente nel ciclo di Bergamo, espresso dai movimenti dei presenti (dita puntate, un apostolo che brandisce un coltello, un altro che prende per la tunica un compagno) non si trova nell’abside: i personaggi, intenti a confabulare e a continuare il loro pasto, sembrano bloccati nella loro posizione. Il centro della vicenda è anche il punto più dinamico della composizione, animato dalla gestualità di Cristo, di Pietro e Giovanni. I personaggi sono ben delineati nello spazio e questo dettaglio permette di trovare un punto d’incontro con il ciclo di Bergamo, le cui figure sono ben delineate nello spazio grazie ad una linea di contorno piuttosto marcata. Gli occhi dei personaggi, in entrambi i cicli, tradiscono l’appartenenza del loro autore ad una cultura figurativa locale, già lontana da quella bizantina di cui parlava Boskovits nella sua trattazione. Sempre Boskovits sosteneva che il ciclo di Bergamo fosse stato realizzato da un artista sicuramente locale, ma non ritardatario o provinciale, anche se con un linguaggio più arcaico rispetto a quello che si stava sviluppando a Milano nello stesso frangente; per quanto riguarda l’Ultima Cena di Rivolta, l’anonimo pittore si pone cronologicamente nello stesso periodo dell’Ultima Cena di Bergamo, anche se il suo linguaggio risulta essere più semplificato, quasi in accordo con la prima tendenza artistica del secolo. Purtroppo nell’abside di Rivolta non ci sono altri lacerti dello stesso periodo, poiché l’affresco era stato nascosto da almeno due campagne decorative; non è possibile quindi stabilire con certezza la presenza di un ciclo pittorico più vasto, composto ad esempio scene cristologiche.
Concludendo, mi piacerebbe che voi che leggete questo piccolo elaborato abbiate poi voglia di andare a visitare la chiesa e magari anche a studiare gli affreschi, di cui si sa ancora molto poco.

Bibliografia.

  • I pittori bergamaschi dal XIII al XIX secolo. Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo. Le origini, Bergamo, Edizioni Bolis, 1992, pp. 67-70.
  • Scirea, Fabio, I dipinti murali dell’Aula della Curia di Bergamo. Vicenda e temi iconografici« Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo » LXVI (2002-2003), Bergamo, 2004, pp. 119-142.
  • Lombardia romanica. Paesaggi monumentali, a cura di Roberto Cassanelli e Paolo Piva, Editoriale Jaka Book, 2011, pp. 260-267.