Di nuovo sui pittori itineranti: gli affreschi della pieve di Erbusco

Quando ero studente all’università, pensavo ingenuamente che il fenomeno delle botteghe e dei pittori itineranti riguardasse solo i Baschenis, famiglia originaria di Averara divisa in due dinastie, quella di Cristoforo, che si concluderà nel XVII secolo con il famosissimo Evaristo, e quella di Lanfranco, che si sposterà verso il Trentino. A questo ramo appartiene Simone II, che lascia in diversi  luoghi molti affreschi a carattere religioso, fra cui una Danza Macabra nella chiesa di Santo Stefano a Carisolo. Non sono però gli unici e, se devo essere sincera, questa tematica mi affascina non poco, perché importantissima secondo me per capire come temi e iconografie si sono diffuse nella mia zona.

Rivellino d’ingresso dell’antico castello di Erbusco

Parlando di maestranze itineranti, ad Erbusco, in Franciacorta, non lontana dall’imponente parrocchiale, è collocata l’antica pieve di Santa Maria; un tempo protetta dal recinto fortificato del castello, la chiesa si trova sul luogo di un edificio più antico, risalente con tutta probabilità all’VIII o al IX secolo. L’attuale chiesa è più tarda, in quanto ricostruita fra il XII e il XIII secolo. Entrando dal rivellino si incontra subito la zona absidale, realizzata in marmo di Zandobbio e se si ha voglia di aguzzare la vista, si possono riscontrare, sul fianco settentrionale dell’edificio, resti di un pluteo appartenente alla precedente aula sacra, in seguito smantellato e integrato nella trama muraria della nuova fabbrica.

L’abside in marmo di Zandobbio

L’interno, che presenta un’aula unica con catino absidale e soffitto a capanna, è caratterizzato da una serie di affreschi realizzati nel XV secolo. Sulle pareti dell’aula è possibile osservare tracce della decorazione che si sono mantenute nonostante gli anni di decadimento della struttura; si tratta di rappresentazioni di Santi senza nessun intento narrativo. Alcuni di loro sono poco riconoscibili poiché mancano gli attributi iconografici e questa serie si fa risalire al XIV secolo. Di contro, nel catino absidale l’intento narrativo c’è e si vogliono raccontare le Storie della Vergine. La critica ha stabilito che nell’arco trionfale e nel catino absidale lavorano artisti diversi sia per il periodo in cui operano sia per la loro formazione. Il ciclo va comunque datato nella sua parte più antica al 1442 circa e la parte più recente agli anni Settanta dello stesso secolo. L’abside presenta tre registri decorativi e il più antico è quello dove è possibile vedere una Madonna in trono. L’anonimo autore, indicato con il nome di Maestro del 1442, realizza anche il Santo visibile sulla parete destra vicino all’ingresso. Forte è l’influenza che Gentile da Fabriano esercita su questo autore: il pittore marchigiano è infatti a Brescia fra il 1414 e il 1419 al servizio di Pandolfo Malatesta, che lo aveva incaricato di affrescare la cappella di San Giorgio al Broletto. Ad Erbusco, oltre ad un’analoga preparazione del muro per la realizzazione dell’affresco, l’autore riprende la ricchezza del panneggio e l’eleganza del disegno propria di Gentile, mescolandolo al proprio sostrato culturale, che si rifà a linguaggi brembani e camuni.

Le Storie della Vergine

Nel suo saggio Monica Viscardi evidenzia le connessioni linguistiche di questo artista valligiano con lo stile dei Baschenis di Averara, escludendo però che il Maestro sia un membro della loro famiglia, ma, appunto, un pittore itinerante forse originario della Bergamasca. Altre connessioni con quel linguaggio artistico vengono messe in evidenza nella narrazione delle Storie della Vergine, dove l’autore, che realizza questo ciclo negli anni Settanta del Quattrocento, sembra aver visto le Storie di Gesù realizzate a Clusone da Jacopo Borlone in quelli stessi anni. L’autore delle Storie della Vergine affresca anche l’arco trionfale con un’Annunciazione molto diversa da quella presente nel primo registro, che risulta essere estremamente statica. In quella rappresentata nell’arco trionfale è evidente il forte richiamo alla cultura figurativa contemporanea: l’anonimo pittore si rifà al linguaggio foppesco come dimostrano gli alberelli nella parte superiore dell’arco, ma fa anche suo lo stile dei fratelli Bembo, presenti a Brescia in quegli anni.

Concludo ringraziando sinceramente la mia amica Ilaria Mirani, guida turistica preparatissima e bravissima, che mi ha aiutato con le sue spiegazioni nella realizzazione di questo piccolo post: GRAZIE!!!

Per saperne di più

  • Viscardi, Monica, Testimonianze pittoriche quattrocentesche nella pieve di Erbusco, in La pittura e la miniatura del Quattrocento a Brescia, a cura di Marco Rossi, atti della giornata di studi, Università Cattolica di Brescia,16 novembre 1999, Litografia Solari, Peschiera Borromeo, Milano. 2001, pp. 141-147.
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