Visita al San Michelone di Cambianica: i mostri che non ti aspetti in una chiesa!

Cambianica, località del comune di Tavernola Bergamasca, si trova sulla collina, quasi a strapiombo sul lago: poche case che nascondono un gioiello dell’architettura romanica bergamasca, la chiesa di San Michele, detta anche San Michelone. L’edificio, ben inserito nel contesto urbano, non è di grandi dimensioni: la pianta è leggermente romboidale ed è conclusa da un’abside romanica che presenta tre lesene piatte. Le specchiature di questa sono chiuse da archetti ciechi e l’ingresso dell’edificio si trova sul lato lungo della struttura. La parete in cui si trova la porta d’accesso doveva essere coperta da affreschi di cui oggi rimane qualche lacerto purtroppo compromesso, ma se si osserva con attenzione è facile riconoscere un San Cristoforo circondato da una piccola cornicetta variopinta, elemento che permette di attribuire ad un’unica mano l’esecuzione delle pitture all’esterno e all’interno dell’edificio.

 

Parete laterale del San Michelone, una volta completamente affrescata. E’ facile scorgere il San Cristoforo a destra dell’ingresso

Secondo la scheda di Lombardia Beni Culturali la chiesa di San Michele viene costruita fra il XIII e il XV secolo e secondo me il fatto che nella datazione si sia riportato un termine cronologico molto in là rispetto alla realizzazione della fabbrica è dovuto alla datazione degli affreschi, che risultano essere stati eseguiti nel 1364. L’ultima volta si è parlato di Johannes da Volpino, altrimenti conosciuto come Maestro di Cambianica, proprio perché il primo ciclo che la critica gli ha attribuito è quello conservato nella chiesa di San Michele.

Gli affreschi del catino absidale

A differenza di Branico, il turista casuale qua non si trova davanti nessuna Ultima Cena: le pareti laterali presentano dei Santi rinchiusi in analoghe cornici come si era già detto per il San Cristoforo della facciata e anche nella chiesa di San Bartolomeo gli ultimi Santi ancora leggibili sono contornati da fasce colorate. Quello che in questa piccola chiesa è affascinante è la decorazione del catino absidale, con un grande Cristo Pantocratore in mandorla attorniato dagli Evangelisti, qua presentati in un modo piuttosto insolito. E’ bene ricordare che le figure simboliche che li rappresentano sono state scelte per dei motivi specifici ed è altrettanto importante ricordare che era prassi nell’Antichità “titolare” gli scritti con il contenuto delle prime pagine dello scritto stesso. Anche per i Vangeli canonici si è utilizzato lo stesso procedimento e per questo motivo il vangelo di Luca, che si apre con il sacrificio di Zaccaria al tempio, è identificato con il bue, animale donato a Dio. Procedendo secondo questo ragionamento, il vangelo di Matteo, che si apre con la genealogia di Gesù, è rappresentato dall’uomo, il vangelo di Marco, che inizia con il racconto di Giovanni Battista nel deserto, è rappresentato dal leone e il vangelo di Giovanni, che si apre con il famoso Prologo, è identificato con l’aquila, che vola alta nel cielo.

Il tetramorfo di san Luca

Durante gli anni queste quattro raffigurazioni hanno subito delle modifiche: ad un certo punto, ad identificare l’intermediazione fra il nostro mondo e quello di Dio, queste figure hanno avuto l’aggiunta delle ali, tanto che ancora oggi quando pensiamo al leone di san Marco lo immaginiamo con queste e quando pensiamo al simbolo del vangelo di Matteo pensiamo all’angelo; ma la modifica più curiosa è quella che si trova a Cambianica, il cosiddetto tetramorfo. Per evitare fraintendimenti, ad un certo punto, nelle rappresentazioni degli Evangelisti si è preferito unire la figura dell’animale e la figura dell’uomo, creando quello che potrebbe sembrare un mostro. Nell’abside di San Michele, alla destra di chi guarda, è ben visibile il tetramorfo di san Luca, composto da corpo umano e testa di bue, mentre dall’altra parte è presente il tetramorfo di san Marco, con testa di leone e corpo umano. Entrambi tengono fra le mani il loro vangelo ed entrambi hanno le ali ed è bellissimo che questo tipo di iconografia si sia conservata fino a noi, a testimoniare l’inventiva degli uomini del Medioevo.

Il tetramorfo di san Marco

In questa occasione Johannes non ha avuto modo di dar vita al suo estro narrativo, ma ha lasciato una traccia importante del suo passaggio, come dimostrano la decorazione delle figure  umane e la fisionomia dei loro volti. Chissà se, cercando bene, ci possono essere ancora delle sue prove sulla sponda bergamasca del lago!

Bibliografia.

  • Urech, Edouard, Dizionario dei simboli cristiani, Edizioni Arkeios, Roma, 1995, pp.245-249.
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