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Un piccolo clone della basilica ambrosiana: la chiesa di San Sigismondo a Rivolta d’Adda

Quando in Lombardia si sente parlare di Milano e dei suoi arcivescovi, il primo che viene subito in mente è senza ombra di dubbio san Carlo Borromeo, specialmente perché grazie alle sue visite pastorali gli storici dell’arte spesso possono ricostruire l’aspetto di una chiesa prima delle modifiche architettoniche spesso suggerite dallo stesso arcivescovo, che voleva per i fedeli degli edifici luminosi e salubri, caratteristiche talvolta inconciliabili con gli edifici di epoca romanica di cui era disseminato il territorio.

Non viene in mente, ad esempio, un altro celebre arcivescovo, vissuto fra X e XI secolo: Ariberto da Intimiano, l’arcivescovo che riuscì a far raggiungere all’arcidiocesi milanese un livello di splendore e influenza tali che poi non furono più raggiunti nell’evoluzione della storia. Ma al turista casuale, sia del Borromeo e specialmente del bellicoso Ariberto, cosa può importare, quando gironzola per antiche località della Bassa assolata e bollente?

Bisogna sempre tenere presente i contesti in cui gli edifici vengono costruiti: quelli geografici, quelli culturali ma specialmente quelli storico-politici e lascia perplessi immaginare che il territorio di Rivolta d’Adda, un tempo sotto il controllo della pieve di Arzago, venne invaso dalle truppe di Gariardo III da Intimiano, nipote dell’arcivescovo Ariberto che, approfittando di un momento di debolezza del vescovo di Cremona Landolfo, occupò questa zona nel 1030 circa. Dalle fonti sappiamo che il padre dell’arcivescovo, Gariardo I, aveva proprietà fondiarie anche in territori lontani rispetto al suo feudo di origine, come a Curno, Curnasco, Alzano e Morengo in Bergamasca e nel Lodigiano; si suppone che anche nella zona di Arzago d’Adda potesse avere dei fondi terrieri che il nipote, aiutato anche dalla posizione dell’importante zio, voleva recuperare per sé.

Ricostruzione della pieve di Arzago d’Adda. Fonte: http://www.sanlorenzoarzago.it/pieve.html

La faccenda dell’usurpazione di Gariardo III non si risolse in breve tempo ma fu oggetto di contenzioso con la diocesi di Cremona durato quasi un secolo ed è in questo particolare momento storico che la meravigliosa chiesa di Santa Maria e San Sigismondo di Rivolta venne costruita. La chiesa venne edificata per volontà dei rivoltani fra il 1095 e il 1096 e venne donata a papa Urbano II che la accolse nel Patrimonium Petri: questo significa che la chiesa rivoltana era soggetta alla sola volontà papale e non dipendeva né dalla pieve di Arzago né dalla diocesi di Cremona.

L’edificio, che ancora oggi si presenta nel suo aspetto romanico, nonostante l’aggiunta recente del portico in facciata, è stato costruito tenendo come esempio la basilica di Sant’Ambrogio: l’interno è costituito da tre navate divise da pilastri e le prime due campate sono coperte da volte a crociera, mentre l’ultima in prossimità della zona presbiteriale è coperta da una volta a botte più bassa delle precedenti. All’esterno si sono conservate le tre meravigliose absidi romaniche, quasi un’eccezione in tutto il territorio tranne che per la vicina Palazzo Pignano, che però ha visto la distruzione delle absidiole. Nel caso della chiesa di Rivolta, l’abside centrale è caratterizzata dalla presenza di una fascia di archetti e da una loggia su colonne, l’emiciclo è diviso in specchiature da cinque semicolonne e le finestre che si possono ammirare sono state aperte in seguito ai restauri ottocenteschi. Le piccole absidi non hanno decorazione scultorea ma in quella di destra si possono osservare due rilievi con uccelli becchettanti sotto gli archetti. Altro dettaglio che accomuna la basilica di Santa Maria e San Sigismondo a quella ambrosiana è la tecnica muraria utilizzata, ossia l’opus spicatum di derivazione romana.

L’abside maggiore di San Sigismondo. Fonte: http://www.medioevo.org/artemedievale/Pages/Lombardia/Rivolta.html

Il turista casuale era già stato a Rivolta e aveva avuto modo di osservare con attenzione l’affresco absidale dell’Ultima Cena: non si tratta dell’unica traccia pittorica nell’edificio e i pilastri e le pareti mantengono ancora leggibili rappresentazioni di santi e di fanciulle che sarebbe interessante indagare.

Concludo ringraziando il Cacciatore d’Arte per le sue bellissime fotografie visibili qui e suggerisco la lettura di questo piccolo volumetto, per chi volesse approfondire: Ripalta Sicca. Rivolta d’Adda dall’origine all’anno 1300 alla luce di nuove importanti scoperte di Giulio M. Facchetti (1996).