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Santa Maria della Croce, il biglietto da visita di Crema per chi arriva da Bergamo!

Aaah, la latitanza: fra dentini, battesimo da organizzare e anche la gatta malata non ho più avuto tempo, dopo Pasqua, di mettermi qui e parlare di qualcosa che non sia relativo a pappe, pannolini da cambiare e notti insonni.
Anche il tempo per andare a visitare posti nuovi è stato poco, un po’ per via degli impegni di cui sopra e un po’ per il tempo, che non è stato per niente clemente: sembrava di essere tornati in autunno! Tantissima pioggia, temperature in drastico calo e neve in montagna… ma tant’è, oggi è una bellissima giornata di sole e fa pure caldo! Dovrò davvero decidermi a fare il cambio degli armadi.
Porta Serio.
Quando avrò finalmente terminato con le incombenze casalinghe, ho intenzione di prendere la bimbetta, caricarla in macchina e portarla a fare una bella passeggiata per il centro storico di Crema: pur essendo una città di modeste dimensioni, secondo me è davvero bella e mi piace molto camminare per le vie del suo centro storico. Di solito, arrivando da nord, parcheggio poco distante dalla stazione e accedo al centro passando per la Porta Serio, struttura monumentale di gusto neoclassico costruita fra il 1805 e il 1807 dall’architetto Faustino Rodi. Crema era cinta da poderose mura costruite per volontà della Repubblica di Venezia ed era dotata di quattro porte; nel corso dei secoli, una volta venuta a mancare la funzione difensiva della cinta muraria, questa è stata smantellata, anche se ne rimangono ancora importanti tracce. Anche le porte sono state “dimezzate” : sono rimaste solo Porta Serio e Porta Ombriano, rispettivamente aperture verso le città di Brescia e Bergamo e di Milano e Lodi.
Percorrendo la strada che faccio io però, ancora prima di arrivare al centro vero e proprio, si incontra un edificio interessantissimo sia per la sua

Santa Maria della Croce vista da sud.

architettura sia per la sua storia, il santuario di Santa Maria della Croce. Realizzato dall’architetto Giovanni Battagio da Lodi, a cui subentra Antonio Montanaro nella costruzione, il complesso viene realizzato sul finire del XV secolo in una zona boscosa, presso l’antica strada che collegava ( e che collega ancora ) Crema a Bergamo. Secondo la tradizione nel bosco del Novelletto Caterina degli Uberti viene ferita a morte dal marito Bartolomeo Pederbelli, criminale bergamasco che aveva riparato a Crema. Con l’intento di tornare nei pressi della famiglia d’origine, quest’ultimo obbliga la moglie a scappare insieme a lui ma la ferisce a morte, portandole via degli anelli e quanto era stato raccattato per fuggire.  La donna, a cui addirittura viene amputata una mano durante la colluttazione, invoca la Vergine e questa le appare, le emorragie si bloccano e la ferita viene accompagnata presso una casa di contadini. Trasportata a Crema il giorno dopo e ricevuta l’Estrema Unzione, la donna muore. Si tratta del primo avvenimento miracoloso legato alla storia del santuario e le informazioni relative a questi eventi sono facilmente reperibili anche in rete; certo è che questi sono la causa che hanno portato all’erezione di questa chiesa fantastica. Giovanni Battagio, che partecipa, come detto sopra, al progetto alla fine del XV secolo, era aggiornato sul linguaggio bramantesco allora tanto in voga a Milano e decide di usarlo per questo tempio: il corpo centrale, a pianta circolare, è corredato da quattro ambienti ottagonali a croce greca conclusi da una piccola cupola centrale e da cupolette; la struttura, realizzata in mattoni, è percorsa da

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tre livelli di gallerie. L’interno, estremamente decorato,  presenta nella parte orientale due livelli, perché nella parte superiore dell’area si trova l’altare maggiore, proveniente dal duomo di Crema, e nella parte inferiore della stessa lo scurolo, che ospita i simulacri della Madonna e di Caterina degli Uberti. I dipinti che corredano gli altari laterali sono quelli che mi sono sempre interessati di più, visto che tornano alcuni pittori di cui ho già parlato: Aurelio Gatti, Antonio e Bernardino Campi ( che, ribadisco, non sono legati da vincoli di parentela), insieme al locale Carlo Urbino e al veneziano Benedetto Rusconi, che realizza la pala dell’altare maggiore rappresentante l’Assunzione della Vergine.

Se non sbaglio la chiesa è sempre aperta e se siete dei podisti suggerisco di parcheggiare in prossimità della chiesa; una volta visitata questa consiglio vivamente un giretto per Crema, piccolo gioiello della provincia di Cremona!
 
Bibliografia.
 
  • Santa Maria della Croce Crema, Crema, Libreria Editrice Buona Stampa, 2001.