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Soncino oltre la Rocca: la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Quando ero piccola ed abitavo a Pumenengo, la norma era, quando il tempo lo permetteva, prendere la bici e farsi la strada che passa per Torre di cui ho parlato negli ultimi due interventi; una volta superata Torre Pallavicina si arriva a Soncino, ridente cittadina della provincia cremonese conosciuta ai più per la meravigliosa Rocca Sforzesca e per il fantastico Museo della Stampa. Lo so, sto usando toni enfatici: ma che vi devo dire, io amo Soncino. Dal 2010 collaboro come animatore culturale con la Proloco e per me essere stata presa come collaboratrice è stato come realizzare un sogno che coltivavo da quando andavo alle elementari. Il mio lavoro con l’associazione mi dà molta soddisfazione: quest’anno un ragazzino della scuola media di Desenzano al Serio mi ha detto, alla fine della nostra attività, che benché non amasse la Storia, aveva capito tutto quello che avevo spiegato e gli era piaciuto molto visitare sia la Rocca sia il Museo. Ecco, non poteva esserci complimento più bello!!!

Chiesa di Santa Maria delle Grazie, Soncino

Però, appunto perché negli itinerari standard in moltissimi vengono a visitare i monumenti succitati, volevo parlare in questo pezzo di una delle chiese più belle che si trovano nella zona, Santa Maria delle Grazie. L’edificio si trova isolato rispetto al centro storico, cinto da mura; si raggiunge facilmente passando dalla Porta di San Giuseppe, proseguendo per via Borgo di Sotto e, in ultimo, girando a sinistra in via Francesco Galantino. Già dall’inizio della via si intravede la severa facciata dell’edificio rinascimentale che nasconde un interno meraviglioso, che Bernard Berenson, insigne storico dell’arte, già nel 1952 definiva “uno degli schemi decorativi più elaborati di tutto il Rinascimento”, quando la chiesa era sconosciuta ai più.

L’edificio sorge su un tratto ormai dimenticato dell’antica strada commerciale di origine romana di cui ho parlato spesso; si accede attraverso una scalinata composta da due rampe e ci si trova davanti alla facciata in cotto, da cui emergono lacerti di affreschi. Sopra il portale d’ingresso è visibile, oltre al rosone, anche una statua a tutto tondo della Vergine con il Bambino. La chiesa, costruita sul luogo di una precedente cappella, viene fondata l’11 febbraio del 1501 (secondo il calendario in uso ai Veneziani, che in questo periodo governavano Soncino, mentre in città la fondazione è ricordata nel 1500), ed è affiancata da un corpo di fabbrica, che attualmente ospita l’Istituto della Sacra Famiglia, ma che un tempo costituiva il convento dei Carmelitani, fondato nel 1492 accanto alla precedente cappella.

Interno di Santa Maria delle Grazie. Fonte: https://www.flickr.com/photos/[email protected]/26036819542

L’interno della chiesa, a navata unica con cappelle laterali, è completamente affrescato: non voglio parlare in questa sede dell’arco trionfale affrescato negli anni Trenta del Cinquecento da Giulio Campi, ma mi piaceva l’idea di soffermarmi sugli affreschi delle cappelle laterali, realizzati da pittori locali e poco conosciuti. Penso che chiunque studi Storia dell’arte ad un certo punto sviluppi un interesse particolare per artisti meno blasonati e spesso dimenticati dalla critica, nel mio caso di artisti ce ne sono molti, tra cui la figura di Francesco Scanzi, che mi affascina molto. Questo autore, che insieme alla sua bottega lavora per lo più a Soncino, viene da una famiglia di pittori: il padre Alberto va identificato probabilmente nel cosiddetto Maestro del Tinazzo, autore di un ciclo di affreschi nell’abside di questo piccolo oratorio poco distante da Soncino. Nato nel 1490 circa, si forma prima presso la bottega paterna e successivamente presso quella di Antonio Della Corna, di cui sposerà la figlia Francesca. La prima traccia documentaria di questo autore va fissata nel 1512, quando compare citato insieme al padre Alberto, mentre il primo lavoro documentato, di cui non rimane niente, è il polittico dei Crocesignati di San Pietro Martire di Soncino, consegnato nel 1522. L’unico ciclo integro di Francesco è quello conservato all’interno della chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove lavora negli anni Trenta del Cinquecento insieme ai suoi collaboratori. Le cappelle sono state affrescate con temi iconografici diversi, fra cui la Processione di Bologna, avvenimento storico importante che vede come protagonista al cospetto di Carlo V il priore del convento Ottaviano da Sangallo, che incontrava l’imperatore nella città emiliana portando le istanze del duca di Milano Francesco II, non reintegrato nella sua autorità e troppo malato per spostarsi dalla sua città. Il filo conduttore di questo ciclo è la familiarità dell’autore con la maniera artistica che si stava sviluppando in centri più importanti, come Cremona, Bergamo e Brescia. Gli studiosi hanno rilevato forti collegamenti con autori come Lorenzo Lotto, presente a Bergamo fra il 1512 e il 1525, con Romanino, attivo presso la cattedrale di Cremona fra il 1519 e il 1520, con il Pordenone, presente nello stesso cantiere nel biennio successivo, e con Callisto Piazza, pittore lodigiano attivo in questi stessi anni sia nella sua città sia in Valle Camonica. Dalle fonti risulta che Francesco Scanzi muore nel 1530 circa; è presumibilmente per questo motivo che la decorazione della cappella dedicata all’ordine Carmelitano viene portata avanti dai suoi anonimi collaboratori ed è per questo motivo che la cappella di Maria Maddalena e la controfacciata vengono affidate a due pittori di origine soncinese ma residenti a Lodi, Francesco e Bernardino Carminati, figli di un commerciante soncinese che da tempo si era trasferito, ma erano conosciuti nel paese d’origine, tanto che Francesco realizza un Cristo in Passione per la chiesa di San Giacomo e, insieme al fratello, degli affreschi per la chiesa di San Bernardino (ora fortemente compromessi e spostati in un luogo chiuso) e per la chiesa interna del convento di San Paolo.

Il Giudizio Universale dei fratelli Francesco e Bernardino Carminati. Fonte: http://www.camminarenellastoria.it/index/ald_it_Lo_Cr_5_Soncino.html

In Santa Maria delle Grazie i due dimostrano di essere aggiornati sui linguaggi manieristi che stanno circolando nel nord Italia: la composizione del Giudizio Universale si rifà alle stampe delle opere di Raffaello realizzate da Marcantonio Raimondi e nella cappella di Maria Maddalena alle stampe di Duerer, che già circolavano da diverso tempo. I fratelli Carminati risultano attivi anche nella loro Lodi, specialmente Francesco, indicato come Francesco Soncino o Soncini. Fortemente influenzato dal succitato Callisto Piazza, è forse grazie a lui che egli incontra i colori fortemente brillanti già usati da Romanino in Val Camonica e la maniera bresciana. Autore di diversi affreschi nelle chiese di San Lorenzo e San Francesco, risulta attivo anche presso il santuario della Madonna del Bosco di Spino d’Adda, dove essenzialmente continua ad utilizzare gli stilemi già visti nei cicli precedenti.

Per concludere, chiunque avesse voglia di venire a Soncino non si soffermi solamente al  centro storico: Santa Maria delle Grazie è a due passi e affascinerà chiunque abbia voglia di visitarla.
Bibliografia
 
  • Agnelli, Giovanni, Lodi e il suo territorio nella storia, nella geografia e nell’arte, edito a cura della Deputazione storico-artistica di Lodi, 1917, pp. 234 – 235 e 242 – 243.
  • Marubbi, Mario, Soncino, arte e monumenti, Associazione Proloco, Grafiche Europa snc, Soncino (CR), 2007, pp.131 – 151.