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Milano vicina e meravigliosa: la basilica di Sant’Ambrogio

Quest’anno sarà molto difficile spostarsi: il blocco del Paese ha impedito a molte persone di lavorare e di guadagnare e la situazione sanitaria, anche se sembra in fase di miglioramento, non permette certo di muoversi a cuor leggero per tutta Italia. Ovviamente chi potrà se ne andrà al mare, ma chi non può non deve assolutamente rinunciare a visitare posti interessanti, utili a staccare qualche ora e a vivere dei momenti di spensieratezza.

La chiamano turismo di prossimità, quell’attitudine a visitare luoghi vicino casa, facilmente raggiungibili e senza particolari pretese e il turista casuale ne sa qualcosa di turismo di prossimità, dato che da anni gira la Bassa trovando e condividendo i luoghi più interessanti!

Questa volta però il turista casuale si sposta e, fiducioso, prende sia il treno che la metro per raggiungere Milano, cuore economico della regione Lombardia, anch’essa fortemente colpita dalla pandemia. La città è famosa per il suo meraviglioso Duomo gotico e per il Castello Sforzesco, ma ci sono alcuni luoghi che non tutti conoscono ma che sono davvero fantastici. In molti sapranno che il patrono della città, Ambrogio, è anche colui che ha fatto erigere la basilica a lui dedicata, ma quanti dei non addetti ai lavori sanno che l’edificio che noi oggi ammiriamo non è quello voluto da Ambrogio nel IV secolo? Inoltre, in quanti sanno che questa basilica ha un piccolo clone nella provincia di Cremona? Andiamo con ordine.

L’antica Mediolanum. Fonte: www.wikipedia.it

Per cominciare è bene ricordare che Milano, per un certo periodo di tempo, dal 286 al 402 d.C., è stata capitale dell’Impero Romano d’Occidente e Ambrogio è stato arcivescovo della città proprio in quegli anni, dato che la sua morte è indicata nel 397. Per cercare di imitare Roma, che vedeva la fondazione di basiliche cristiane fuori dal centro cittadino ma sulle principali vie di comunicazione e sulle necropoli fuori dalle mura, anche l’arcivescovo milanese diede l’impulso alla fondazione di diverse basiliche, le cosiddette basiliche ambrosiane, alcune delle quali sopravvivono ancora adesso con dedicazioni diverse. Esse erano la Basilica Prophetarum (dedicata poi a san Dionigi, non più esistente), la Basilica Apostolorum (dedicata oggi a San Nazaro), la Basilica Virginum (titolata poi al vescovo Simpliciano) e la Basilica Martyrum (l’attuale Sant’Ambrogio) ed erano collocate lungo le direttive che consentivano a Milano di collegarsi con altre importanti città: la demolita basilica di San Dionigi, collocata dove si trovano i giardini di Porta Venezia, era sulla strada che portava in Brianza; la basilica di San Nazaro in Brolo è facilmente visibile da Corso di Porta Romana, la basilica di San Simpliciano si trova in prossimità della strada che collegava Cremona a Como, la cosiddetta Via Regina, che passava da Milano, mentre Sant’Ambrogio era collocata in una zona di sepolture cristiane nei pressi della Porta Vercellina. Ambrogio fece erigere la sua basilica, destinata a diventare il suo luogo di sepoltura, quando era ancora in vita e la chiesa del IV secolo era costituita da tre navate divise da tredici colonne, quella principale conclusa da un’abside. Il transetto era inesistente, vi erano però due ambienti ai lati delle navate laterali in prossimità del presbiterio, che permettevano di essere presenti nell’edificio senza essere visti da coloro che si trovavano nelle navate. Ambrogio aveva anche cercato di arricchire la basilica facendo realizzare delle tarsie marmoree a decorazione dell’abside. La zona del presbiterio, già rialzata rispetto alla pavimentazione della navata tramite tre gradini, era anche separata grazie ad un’iconostasi marmorea.

Scorcio della navata principale con le crociere costolonate e i matronei. Fonte: www.lombardiabeniculturali.it

Perché si decide di intervenire sull’edificio paleocristiano? Nel IX secolo, quando Milano è sottoposta alla dominazione franca, salì sulla cattedra arcivescovile un franco, Angilberto II: fu proprio lui a fare la ricognizione delle salme dei martiri Gervasio e Protasio e del predecessore Ambrogio, decidendo di sistemarle in un sarcofago di porfido rosso, che era già stato il sepolcro dell’imperatore Valentiniano II. In questa occasione Angilberto fece ricostruire l’abside più ampia e di conseguenza anche la navata maggiore venne ricostruita, anche se i pilastri che reggono le crociere della basilica sono in corrispondenza delle antiche colonne della basilica. Il lavoro di Angilberto è sotto gli occhi di tutti: l’edificio, diviso in campate a pianta quadrata, è da considerarsi come uno dei capolavori dell’architettura romanica lombarda ed è stato imitato in più occasioni. La facciata a capanna, nella quale si aprono, nella parte superiore, i finestroni che illuminano l’interno, è coperta nella parte inferiore da un quadriportico, probabilmente utilizzato dai catecumeni.

Tralasciando il sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, è solo la zona absidale che mantiene una decorazione importante e che attira subito l’attenzione del turista casuale: era questa infatti la zona più sacra di tutto l’edificio, pertanto nel catino absidale era stato realizzato un mosaico che vede al centro la figura del Cristo Pantocratore e ai suoi lati delle storie della vita del santo titolare della chiesa; osservando meglio si possono vedere delle linee rosse, che servono ad indicare quali parti sono state reintegrate dopo i pesanti bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. In occasione di questi restauri sono state rinvenute le tarsie decorative dell’abside che già facevano parte della basilica paleocristiana e che sono state riadattate al nuovo spazio.

La basilica vista verso il presbiterio: al centro svetta il ciborio. Fonte: www.lombardiabeniculturali.it

In questo piccolo post non ci soffermiamo sulle altre meraviglie conservate nella basilica, come il famosissimo altare d’oro di Vuolvino voluto sempre da Angilberto II o sul ciborio: questi due elementi saranno ripresi più avanti. Non mi sono nemmeno dimenticata di indicarvi il piccolo clone ambrosiano della provincia di Cremona, ma preferisco parlarne la prossima volta lasciandovi solo un indizio, il nome di un personaggio importantissimo per Milano e per la Lombardia: Ariberto da Intimiano.

 

Nota. Le immagini utilizzate in questo post non sono state frutto delle mie girovagate ma sono prese dalla rete; per chi fosse interessato suggerisco l’account Pietre Vive Milano, dove è possibile ammirare anche la basilica ambrosiana in tutto il suo splendore.

 

Per saperne di più

  • Reggiori, Ferdinando, La Basilica di Sant’Ambrogio, Milano, Arti Grafiche Sandro Reina, 1972
  • Krautheimer, Richard, Tre capitali cristiane. Topografia e politica, consultabile qui