Santi e santuari: come si affrontavano le epidemie nelle epoche passate

Non sono proprio tempi felicissimi: l’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia in questo momento costringe il turista casuale a starsene barricato in casa, così come dovrebbero fare molti connazionali, in modo da bloccare la diffusione del corona virus. Sappiamo che di epidemie l’essere umano ne ha conosciute tante e specialmente nel Medioevo sapeva benissimo a chi rivolgersi per placarle: ai santi.

Se penso alla mia città, ad esempio, il santo patrono è uno dei tanti che veniva invocato contro le pestilenze: san Defendente, appartenente alla Legione Tebea come sant’Alessandro da Bergamo, sarebbe apparso a Tolotto da Stezzano, che si prodigava a recuperare i cadaveri dei morti del contagio. Dopo questa apparizione la piaga sarebbe terminata e dopo qualche anno, nel 1503, a Romano di Lombardia si provvide ad erigere una chiesa a ricordo di questo evento miracoloso, la basilica di San Defendente.

Ci si rivolgeva a san Defendente in molte zone della provincia di Bergamo, ma i fedeli chiedevano aiuto anche ad altri santi, come a san Rocco, che addirittura mostra la piaga della peste, e a san Sebastiano, che nell’iconografia classica viene presentato con il corpo conficcato dalle frecce: i segni di queste ricordano i bubboni causati dalla peste.

Sacra Conversazione con i santi Rocco e Sebastiano, Bartolomeo Montagna. Fonte: https://www.lacarrara.it/catalogo/81lc00128/

Esistono anche santuari costruiti dopo la cessazione di un’epidemia, come la basilica di San Defendente citata prima: ad esempio il santuario della Forcella, a Pradalunga, inaugurato nel 1640, è stato costruito dopo la fine di una pestilenza. I fedeli chiedevano aiuto a Dio nei pressi di un’edicola e dopo aver ottenuto la grazia, sul luogo di quell’edicola venne edificato il santuario.

Concludendo questo piccolo post, voglio sperare che arriveranno tempi migliori, dobbiamo crederci tutti se vogliamo sopravvivere all’ansia e alla preoccupazione. Il turista casuale tornerà a visitare luoghi poco conosciuti, nella speranza che questo momento sia il più vicino possibile!

 

2 Risposte a “Santi e santuari: come si affrontavano le epidemie nelle epoche passate”

  1. Bella iniziativa! Lodevolissima!
    Promuovere l’arte che si vorrebbe ‘minore’ è una delle modalità più pervasive di aiutare i cittadini ad apprezzare l’ambiente, in cui sono nati e la cultura che lo anima: in definitiva la loro Patria.
    In fondo, essa altro non è se non l’insieme dei legami che legano l’uomo al contesto, in cui storicamente si è trovato a vivere. La comprensione e la consapevolezza di tale rapporto finisce per costituire una garanzia di continuità della specie e di rispetto verso se stessi, il gruppo ed al tempo stesso l’umanità nel suo insieme.
    Infatti, comprendere ed apprezzare la specifità è il miglior veicolo per essere portati ad esaminare, comprendere ed apprezzare le espressioni diverse dalla propria.

  2. Grazie mille signor Cangini! Ha proprio colto lo scopo di questo piccolissimo blog. Oltre ad essere per me un modo per continuare a studiare, penso che possa servire a capire che in Italia il Bello è ovunque. Purtroppo per via della pandemia ho sospeso le gite, ma appena sarà possibile ho tante mete da rendere note ai più!

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