Il meraviglioso santuario della Madonna del Binengo

Si sa, il Turista casuale ama girare per la campagna alla ricerca di luoghi interessanti da visitare e qualche tempo fa, in un gennaio gelido, si era avventurato in un trekking un po’ ardito, più che altro perché le temperature rasentavano lo zero e c’era molta nebbia. Però, come spesso accade, ne era valsa la pena, perché questa passeggiata gelata aveva dato la possibilità di visitare un piccolo oratorio che di solito il Turista casuale vedeva dalla provinciale che collega Crema a Bergamo, senza cogliere mai l’occasione di fermarsi.

Santuario della Madonna del Binengo a Sergnano

In località Binengo, nel comune di Sergnano, a pochi chilometri da Crema, sorge isolata questo piccolo santuario ad aula unica, costruito dove probabilmente in passato si trovava un villaggio, attestato per la prima volta in un documento del 1022: Albinengo, così si chiamava questo luogo, era nei pressi del fiume Serio, lungo l’antica strada di collegamento fra Bergamo e Crema, e probabilmente era stato spazzato via da un’esondazione del fiume. La piccola chiesa sorge su un dosso rialzato, così come la parrocchiale di Sergnano, che lo aveva tenuto al sicuro dalle tracimazioni del fiume. La fondazione del santuario, come spesso accade, è legata in questo caso a due tradizioni: pare che l’8 settembre, giorno consacrato alla Vergine, quest’ultima sia apparsa ad una ragazza che pascolava le oche e che per provare la realtà di quanto vissuto dalla ragazzina, avrebbe fatto fiorire una verga che la ragazzina teneva in mano; la seconda leggenda è più affascinante, perché racconta che il fiume ha trasportato in prossimità del dosso una statua lignea della Vergine col Bambino, oggi collocata in una nicchia sopra l’altare maggiore e che secondo Turismo Crema dovrebbe essere stata realizzata dal cosiddetto Maestro della Madonna del Topo, scultore vissuto nell’area della Bassa lombarda fra il 1450 e il 1500, a cui è attribuito anche il meraviglioso polittico in terracotta di Mozzanica: lo si indica con questo nome un po’ bizzarro per via di una scultura in terracotta che rappresenta la Vergine con il Bambino e un topo, oggi collocata nel cortile del museo Poldi Pezzoli di Milano. Figura da indagare, rappresenta quella generazione di figuli che esercitavano a cavallo del Quattrocento e Cinquecento in un territorio molto ampio, che va dalla Bassa cremasca e cremonese a quella bresciana.

Una delle due formelle in terracotta murate in facciata

La chiesa attuale, costruita presso i resti di un oratorio dedicato a santo Stefano, risale al Cinquecento: la facciata a capanna risulta essere più alta rispetto alla copertura dell’edificio, presenta una finestra a serliana e un portico a protezione dell’unico ingresso. Sotto il portico sono presenti degli affreschi e delle formelle piuttosto rovinate in terracotta. L’interno è completamente affrescato ed è davvero una meraviglia per gli occhi, nonostante la resa qualitativa di questo ciclo non sia omogenea, a testimonianza che al Binengo hanno lavorato diverse mani. L’aula presenta Scene della vita di Cristo, fra cui una bellissima Sacra Famiglia nella bottega di san Giuseppe, Santi e una Sacra Conversazione con santi.

La Sacra Famiglia nella bottega di san Giuseppe

Come si è detto, la qualità di questi affreschi è altalenante e non serve a soddisfare una committenza sofisticata, eppure il Turista casuale è rimasto davvero affascinato davanti al riquadro della Sacra Famiglia: non è un soggetto comune ed è uno spaccato di quotidianità tenerissimo: Gesù ragazzo spazza il pavimento, mentre il padre pialla una tavola di legno. A destra di chi osserva la Vergine, che sembra stia lavorando la lana, come suggerisce la presenza di un arcolaio, o ricamando un pezzo di tela. A sinistra, vicino ad una finestra, sono appesi gli attrezzi da falegname di san Giuseppe. Sullo sfondo una finestra, da cui si vedono degli angeli al lavoro.

La zona presbiteriale: nella nicchia la statua miracolosa della Vergine con il Bambino

Nell’area presbiteriale, oltre al simulacro miracoloso di cui si è già detto, sono presenti altre due statue in terracotta dipinta, che rappresentano i santi Gioacchino e Anna, nelle finte nicchie sono affrescati Giovanni Battista e Stefano, quest’ultimo a ricordo dell’antica chiesa nelle vicinanze ora sparita. Nell’arco trionfale si può osservare l’Incoronazione della Vergine e all’interno dell’abside le Storie della Vergine.

Gli affreschi, scialbati in passato, sono stati riscoperti nel 1944 e sottoposti a restauro in più riprese. Le maestranze che hanno lavorato in questo luogo sono di origine cremasca e sono state influenzate da Aurelio Busso, tra l’altro attivo nell’oratorio di San Rocco.

Per approfondimenti:

. Lucchi, Gabriele, Sergnano: storia, arte, leggende. Sergnano, Biblioteca comunale, Parrocchia di Sergnano. 1985, pp. 125-145.

Pubblicato da Roberta Lilliu

Il Vademecum del turista casuale nasce da un' idea di Roberta Lilliu, storica dell'arte. Dopo aver concluso i suoi studi e avendo constatato che quello che la incuriosiva era ancora tantissimo, ha deciso di continuare a studiare in modo irregolare. Attualmente collabora con la Proloco di Soncino e la Terza Università della CGIL di Bergamo, ha collaborato con il Castello di Malpaga e la rivista Valle dell'Oglio Magazine