Il polittico dimenticato di Butinone e Zenale

La più lucida struttura spaziale che ci abbia dato la seconda metà del Quattrocento in Lombardia

Così Roberto Longhi, nel 1958, definiva il polittico di Treviglio: ancora oggi il turista casuale lo può ammirare in tutto il suo splendore nella basilica di San Martino, nel centro storico del capoluogo della Geradadda. Concepito per decorare l’altare maggiore, ora è collocato in prossimità del presbiterio nella navata laterale destra, protetto da una vetrata.

La facciata della basilica di San Martino a Treviglio
La facciata della basilica di San Martino a Treviglio

Il polittico viene realizzato fra il 1485 e il 1505 da due artisti locali piuttosto noti in quel periodo, che arrivano a lavorare anche a Milano, capitale del Ducato di cui Treviglio faceva parte. Bernardino Butinone e Bernardo Zenale, pittori importanti per lo sviluppo del linguaggio lombardo a cavallo del Quattrocento e del Cinquecento, lavorano gomito a gomito per realizzare questa immensa pala d’altare che, non si sa perché, è stata per molto tempo dimenticata dalle fonti storiche.

Si è detto pittori importanti, ma che nella loro città natale incidono poco la cultura figurativa locale, di cui, bisogna dirlo, rimane poca traccia di quel periodo, escludendo alcuni lacerti in San Martino e la sua bellissima Cappella Gotica.

Il polittico di San Martino. Fonte: http://www.bbtreviglio.com/zenale-e-butinone-polittico-di-treviglio/

Composto da due registri, il polittico è caratterizzato da un fondo dorato: nello scompartimento centrale del registro inferiore si trova il santo titolare mentre taglia il proprio mantello per dividerlo con il povero; a sinistra di chi guarda ecco i santi Pellegrino, Maurizio e Pietro, a destra i santi Sebastiano, Antonio da Padova e Paolo. Nel registro superiore, nella parte centrale, la Madonna con il Bambino e angeli, a sinistra le sante Lucia, Caterina d’Alessandria e Maddalena e a destra i santi Giovanni Battista, Stefano e Giovanni Evangelista. Nella predella ecco invece narrate la Natività, la Crocefissione e la Resurrezione. I santi, rigidi e ieratici, sono collocati all’interno di architetture dorate.

All’occhio del turista casuale, poco esperto, sembra che il polittico sia stato concepito come un’opera unitaria, dove la mano dell’uno e dell’altro artista si amalgamano e si confondono, in modo che il prodotto finale non abbia particolari differenze stilistiche. Questo è stato il problema su cui si sono soffermati per anni gli storici dell’arte: chi ha fatto cosa? Anche se all’inizio della sua carriera Zenale, più giovane di tredici anni circa rispetto a Butinone, risulta essere subalterno del suo maestro, in seguito si smarca, ottenendo per questa importante commissione cittadina il compito di realizzare le parti più importanti, come l’Elemosina di san Martino. Influenzato almeno all’inizio dall’opera di Andrea Mantegna, Bernardo Zenale ha modo di conoscere l’opera di Vincenzo Foppa a Milano, su cui aggiorna il proprio bagaglio culturale. Zenale, oltre che a lavorare a Milano, realizzerà per la cappella del Santissimo Sacramento in San Giovanni Evangelista a Brescia una Deposizione, che influenzerà notevolmente la scuola pittorica locale. Lo stesso non si può dire di Bernardino Butinone: legato anche lui ai modi di Andrea Mantegna, sono da approfondire i suoi legami con la cultura figurativa ferrarese, che condiziona il linguaggio artistico anche lombardo per tutto il Quattrocento. Del maestro trevigliese rimangono il ciclo della Cappella Grifi in San Pietro in Gessate a Milano, sempre con Zenale, e gli affreschi nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Camuzzago, realizzati in solitaria. La sua pittura, che si lascia influenzare anche dall’arte della miniatura, merita di essere approfondita.

Per approfondire

  • Pittura a Treviglio, in Pittura tra Adda e Serio. Lodi, Treviglio, Caravaggio, Crema, a cura di Mina Gregori, Milano, Cariplo, 1987, pp.114-175