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Bergamo alternativa: Jacopino Scipioni e il suo ciclo francescano in Santa Maria delle Grazie

In questi momenti bui che vedono martoriata la provincia e la città di Bergamo, il turista casuale, che ha eletto questo territorio a suo Posto del Cuore, vuole ricordare che prima o poi la pandemia terminerà e che, con i dovuti modi e tempi, si potrà ricominciare a godere di una città meravigliosa, che ha ancora tantissimo da mostrare nelle sue chiese e nei suoi palazzi, nei vicoli medievali e negli antichi borghi della Città Bassa.

Se si parla di Bergamo, ai più viene in mente il percorso artistico che vede come protagonista Lorenzo Lotto: la chiesa di San Bartolomeo, che ospita la meravigliosa Pala Martinengo, la chiesa di Santo Spirito, la vicina chiesa di San Bernardino al Pignolo, che conserva anch’essa una pala del maestro veneziano, fino alla Trinità al Museo Bernareggi e gli stalli del coro (di cui il Lotto realizzò i cartoni preparatori) in Santa Maria Maggiore.

Chiesa di Santa Maria Immacolata delle Grazie

Però c’è un però! Prima dell’arrivo del maestro veneziano, in città i maggiori pittori locali si esprimevano secondo un linguaggio artistico ancora impregnato di “milanesità”: sebbene Bergamo dal 1428 fosse sotto il controllo politico della Repubblica di Venezia, dal punto di vista artistico la città faticava a liberarsi del fardello culturale della grande e potente Milano. Nelle chiese cittadine erano conservate opere realizzate da autori che spesso avevano lavorato per i Visconti e gli Sforza , come Bergognone e Vincenzo Foppa, pittori che, inoltre, andavano a rispecchiare i gusti della committenza più conservatrice. Per questo motivo i pittori locali, per poter lavorare, dovevano guardare alle opere dei grandi artisti appena citati e anche al linguaggio dei trevigliesi Butinone e Zenale, anche loro molto attivi nella città ducale.

Gli affreschi francescani di Jacopino Scipioni del 1507

Jacopino Scipioni vive e lavora nella Bergamo di questi anni. Originario di Averara, il pittore risulta attivo a Bergamo dove lavora insieme al fratello, titolare di una bottega nella vicinia di Sant’Agata. Il turista casuale può ancora vedere il suo stile precedente all’arrivo di Lorenzo Lotto nella cappella di San Marco nella chiesa di Sant’Agostino, ora aula magna dell’Università degli Studi di Bergamo, o nella chiesa di Santa Maria Immacolata delle Grazie in Città Bassa. Il nostro autore infatti, con l’arrivo del pittore veneziano in città, per poter lavorare è costretto ad aggiornare il suo linguaggio: i suoi personaggi si muovono all’interno di spazi precisi, che rimandano alle architetture dell’età rinascimentale, come nella Sacra Conversazione ora nell’abside di San Pancrazio, oppure all’interno di paesaggi bucolici di evidente derivazione belliniana, come nella Sant’Anna Metterza, un tempo nella chiesa di Santa Maria Maddalena in Bergamo e oggi conservata al MACS di Romano di Lombardia.

Particolare di uno dei riquadri: da notare la didascalia nella parte bassa dell’affresco

Queste opere appartengono all’ultima fase della vita artistica di Jacopino: gli affreschi un tempo strappati e ora visibili in Santa Maria delle Grazie sono stati realizzati nel 1507 per la cappella della Trinità della stessa chiesa, commissionata dai commercianti originari della Valle Imagna Zovanino e Paolo Cassotti. Questi affreschi hanno un carattere prettamente didattico, come testimonia la presenza di didascalie sotto i riquadri, e mostrano l’influenza enorme che Vincenzo Foppa ha avuto sul nostro autore: nel riquadro della Rinuncia ai beni l’architettura che costituisce lo sfondo della scena narrata ricorda il Miracolo di Narni o del piede risanato, uno dei quattro riquadri che raccontano le Storie di san Pietro Martire e dipinto nella Cappella Portinari in Sant’Eustorgio a Milano fra il 1464 e il 1468 dal Foppa. E’ bene ricordare la presenza di quest’ultimo in Santa Maria delle Grazie fra il 1500 e il 1510, per la realizzazione del Polittico ora a Brera: sembra quasi scontata la possibilità da parte del nostro di imparare dal maestro più anziano.

La chiesa di Santa Maria Immacolata delle Grazie, nonostante si presenti al turista casuale nelle sue fattezze ottocentesche, è stata fondata da san Bernardino da Siena nel 1422 e almeno all’inizio aveva l’aspetto delle chiese dell’osservanza francescana, costituita da un’unica navata con tre cappelle sul lato destro dell’edificio. Solamente in un secondo momento vengono costruite le tre cappelle sul lato sinistro e una di queste era la già citata cappella della Trinità. L’antico edificio viene demolito nel 1856 perché gli Austriaci volevano collegare la nuova stazione ferroviaria con i caselli di Porta Nuova poco distanti e la nuova fabbrica viene avviata a partire dal 1857.

Per saperne di più

  • Immagini di un ritorno: gli antichi affreschi francescani di Santa Maria delle Grazie a Bergamo, a cura di Fernando Noris, Azzano San Paolo, Bolis edizioni, 2004